Si chiama knuckleball, palla nocca, ma è un nome fuorviante in entrambe le lingue. Non è infatti materialmente possibile lanciare una palla da baseball tenendola tra le nocche a dita contorte, o perlomeno ci riuscivano solo uno dei presunti ideatori del lancio, Eddie Cicotte, oltre cent’anni fa, e pochi altri. Presto però si passò a tenerla con la punta delle dita, con il pollice opposto - l’evoluzione servirà pure a qualcosa, no? - per garantire la presa. Lanciata così, la palla teoricamente non ruota ma va via dritta… e di conseguenza viene sottoposta all’attrito dell’aria sulla superficie liscia e sulle cuciture, causando movimenti imprevedibili per i battitori. Come disse R.A. Dickey, 44 anni, che ha lanciato per l’ultima volta due anni fa, ci vogliono dodici mesi per imparare davvero a governare un minimo una knuckleball, e non sempre i giovani lanciatori e soprattutto gli allenatori hanno la pazienza e la voglia di apprendere e insegnare.

Perché quel tipo di lancio risulta spesso ingestibile anche per… chi lo effettua, che può avere grandi sbalzi di rendimento. E seguendo le parole (esatte) di Tim Wakefield, 17 anni nella MLB, la tendenza moderna è quella di privilegiare chi lancia veloce e potente, e la knuckleball è invece un tipo di lancio lento e maligno, per cui non c’è molta ricerca di quel tipo di pitcher. In più, in genere lanciando così si ottengono molte battute alte, ma siamo in un periodo storico in cui i battitori più che le rimbalzanti cercano proprio di colpirle verso l’alto e con l’angolazione giusta - predeterminata da studi statistici, e trovata con sconvolgente precisione da molti - e la potenza attuale risulta in un crescente numero di fuoricampo, come avete letto spesso in questa rubrica. Risultato: con Stephen Wright squalificato per 80 partite, rientrato poi quasi subito messo in lista infortunati da Boston, la knuckeball sta scomparendo dagli stadi di baseball di major league.

Nel 2018 solo 727 lanci su circa 730.000 (!) sono stati di quel tipo, e dunque siamo allo 0,00099%, quest’anno siamo a 114 per Wright, 22 per Ryan Feierabend dei Tampa Bay Rays e 13 per Luke Maile, che però fa un altro ruolo. I dati del Washington Post dunque sono chiari: se state vedendo una partita e - come il 99% dei telespettatori - non capite quale tipo di lancio stia usando il pitcher, sappiate almeno che NON è una palla-nocca.

 

FENOMENO. Non un giocatore, questa volta, ma un certo Zach Hample. Ha 41 anni portati benissimo, e quando va in uno stadio di baseball viene fermato e riconosciuto dai tifosi, che spesso vogliono posare con lui e si fanno autografare le maglie da fioco. Ma chi è e perché è famoso? Beh, perché ha fatto del prendere al volo palle da baseball dagli spalti, un’arte, quasi un lavoro, ma lo scorso 19 giugno Hample ha volontariamente deciso, in occasione di uno Yankees-Rays, di astenersi e fermare a 1523 la serie di partite consecutive in cui è riuscito nell’impresa: che fossero palline prese perché finite tra gli spalti durante la batting practice (il riscaldamento) o per un fuoricampo o per omaggio di un giocatore, cosa che accade spessissimo, Hample dal 10 settembre 1993 non aveva mai assistito a una gara senza portarsi a casa almeno una pallina.

Ma dopo quasi 26 anni, un giorno, ha sentito il peso di dover proseguire questo primato e lo ha spiegato in un video (https://www.youtube.com/watch?v=fPlF-EDnbmk) sul suo popolarissimo canale Youtube. Si è reso conto di aver meditato di saltare volontariamente partite in cui per impegni vari non sarebbe arrivato in tempo per il riscaldamento, si è reso conto che pochi giorni prima, in Texas, la sua foga di catturare una pallina lo aveva portato al di fuori della sua zona abituale di frequentazione, e ha deciso di chiudere a quota 10.890 palline, tra cui quella del primo fuoricampo di Mike Trout e della battuta valida numero 3000 di Alex Rodriguez.

Ma attenzione, il 19 giugno Hample non ha smesso di fare quello che sa fare meglio: ha solamente interrotto la serie, riprendendo poi a catturare palline dal 22 giugno e venendo anche in Europa, a Londra, per la doppia sfida tra Boston e Yankees e prendendo ben 14 palline nella seconda partita, quella di domenica 30: e se il numero fa impressione, sono comunque ben 22 in meno del suo record di 36, a Cincinnati il 14 settembre 2011. Non tutti però sono suoi ammiratori, anzi: i Washington Nats lo hanno messo al bando a causa di (dice) un equivoco, mentre altre due squadre non lo vogliono allo stadio perché a loro avviso la sua frenesia metteva a disagio altri spettatori, soprattutto i bambini che più di chiunque altro trovano gioia nel ricevere o prendere una pallina.

Anche se Hample giura di non averne mai venduta una (le tiene tutte, in secchi che occupano per intero un enorme vano che Hample ha preso in affitto in un deposito) ed anzi ha un ente benefico che per ogni palla effettua un versamento per l’acquisto di attrezzature da gioco per bambini poveri. Ha scritto anche tre volumi: How to snag Major League Baseballs (Come prendere palline), Watching baseball smarter (Come guardare il baseball e capirci, ed è scritto bene e con consigli interessanti) e The Baseball (nel senso di pallina, non di sport).

È del resto grazie ai libri che ha potuto dedicarsi a questo hobby: la famiglia è infatti proprietaria di Argosy, una libreria antica e raffinata situata nei pressi di Central Park. E ha avuto tanti emulatori che sono poi diventati suoi amici: come si vede nel video, un certo Greg non esce mai da uno stadio senza aver preso al volo almeno dieci (!) palline, un altro ha deciso di… lasciare l’attività ma la riprende quando ci sono partite con palline con un logo speciale. Ma perché tutto questo spazio dedicato a lui? Semplice: molti italiani sono andati in vacanza negli USA in questa estate, e se alcuni di loro sono andati a vedere una partita di baseball e hanno visto un pazzo che si piazzava in determinati punti delle tribune a seconda delle caratteristiche dei battitori - anche questo studio aiuta a capire dove possa finire una battuta - ora almeno sapranno chi è.

 

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