All’interno delle valutazioni tecniche che si fanno alle porte di ciascuna nuova stagione NBA ci si sofferma troppo spesso sul peso dei trasferimenti avvenuti durante l’estate e sull’importanza delle motivazioni con le quali ciascun giocatore approccia la nuova regular season ma, allo stesso modo, una particolare attenzione è richiesta sul tema dello sviluppo tecnico e tattico delle franchigie più competitive.

Proprio in ragione di questo vorremmo dedicare questa tappa di avvicinamento alla prossima regular season agli allenatori che, dal nostro punto di vista, sono al momento chiamati a vivere una grande stagione per poter ambire, così, allo status di Coach of the Year nel giugno 2020.

Chiaramente le valutazioni sui coach sono le più legate ai risultati e anche, per certi versi, alle casualità di una singola stagione regolare: gli infortuni, le trade e altri fattori esterni possono senza alcun dubbio alterare l’andamento di una annata e inficiare la nostra valutazione sull’operato tecnico di un head coach e del suo staff. Prendete, dunque, queste previsioni con le pinze, ma tenete seriamente d’occhio il lavoro che ciascuno dei tre nomi che vi proporremo svolgerà nella prossima stagione.

Il primo nome che ci sentiamo di suggerirvi per la corsa al titolo di miglior allenatore dell’anno è inevitabilmente quello di Mike Malone, head coach dei Denver Nuggets che già nella scorsa stagione ha sfiorato il riconoscimento di capo allenatore migliore della stagione regolare, vedendosi sfuggire il premio solo a causa della strepitosa stagione vissuta da coach Mike Budenholzer sulla panchina dei Milwaukee Bucks.

Malone è allenatore dei Denver Nuggets sin dall’inizio del percorso di crescita delle giovani stelle della franchigia, Nikola Jokic e Jamal Murray, ed è reduce da una stagione nella quale il suo team si è classificato secondo nella Western Conference, strabiliando a lungo per la qualità e l’intensità del suo gioco. I Nuggets sono chiamati a una sonora conferma e, da parte sua, coach Malone avrà un po’ di lavoro da fare, dovendo trovare magari lo spazio di inserire due giovani interessanti come Michael Porter Jr. e Bol Bol in un contesto ben strutturato. Il suo grande feeling con il gruppo e la costante capacità di migliorare il record complessivo della squadra mostrato fin qui fanno di Malone il nostro candidato numero 1 al titolo di CoY. Seguitelo, non ve ne pentirete.

Passiamo, ora, ad un candidato decisamente più abituato alle nomination di questo tipo che, in questa stagione, sarà chiamato a cambiare il proprio sistema di gioco per far convivere due dei migliori giocatori della lega. Stiamo ovviamente parlando di coach Mike D’Antoni degli Houston Rockets che, quest’anno più che mai, dovrà rendere la propria idea di basket flessibile per permettere la convivenza prolifica di Russell Westbrook e James Harden, un giocatore che lo ha già portato a modificare la propria visione del basket.

In una recente conferenza stampa D’Antoni si è detto entusiasta dell’arrivo di Westbrook e non ha avuto paura di affermare che, al momento, i Rockets sono i favoriti numero uno allo scettro di campioni dell’Ovest. Toccherà a lui dimostrare che il suo sistema può essere completamente cambiato senza perdere di efficienza. In caso dovesse riuscirci, il suo nome resta fortissimo nella corsa al titolo di Coach of the Year.

Terzo candidato, questa volta proveniente dalla Eastern Conference: occhio a coach Brett Brown dei Philadelphia 76ers. Brown è chiamato a far funzionare un nucleo di giocatori che pur avendo continuità con il recente passato della franchigia presenta diversi nuovi nomi. Il roster a sua disposizione unisce giovani ed esperti mestieranti NBA: un gruppo di giocatori al quale non sembra mancare davvero niente. Taglia, esperienza, talento e capacità di giocare al massimo delle proprie possibilità in entrambe le metà campo. Ciò che dovrà essere testato è, ovviamente, l’amalgama. Proprio sulla capacità di costruire sintonia tra questi giocatori Brett Brown potrà costruire la propria campagna verso l’alloro di miglior allenatore della stagione 2019-20. Questa è, forse, la candidatura più rischiosa tra quelle che vi abbiamo proposto perché, con ogni probabilità, anche un record ampiamente positivo potrebbe non essere sufficiente a legittimare la candidatura di Brown che, con gli arrivi di Horford e Richardson e la conferma di Harris, dispone davvero di uno dei roster più competitivi della lega. Dipenderà tutto, quindi, dalla sua capacità di far rendere questo gruppo al meglio.

Tre nomi su tre panchine bollenti, tre allenatori chiamati a ridisegnare gli equilibri della lega con il proprio lavoro già a partire dagli assetti della preseason: la corsa al titolo di coach dell’anno è già iniziata!

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