Tornare a parlare di basket NBA con l’entusiasmo che ci contraddistingue dopo i tragici eventi di domenica 26 gennaio è, per noi che siamo cresciuti nel mito di Kobe Bryant un’impresa difficile, quasi impossibile.

Il tempismo della tragedia, giunta nella stessa settimana in cui si celebrava il quattordicesimo anniversario della gara da 81 punti contro Toronto e a meno di 24 ore dal passaggio di consegne tra lui e LeBron James al terzo posto della classifica dei realizzatori NBA di ogni epoca, amplifica ulteriormente l’eco di un evento sconvolgente anche per la violenza con cui si è manifestato.

Proprio per l’amore e per la dedizione che questa leggenda ci ha trasmesso, però, abbiamo deciso di continuare a raccontarvi quanto avvenuto in questa dolorosissima settimana NBA, a partire proprio dagli omaggi sentitissimi, dalla commozione diffusa e dalle grandi prestazioni dedicate alla memoria di un’Icona che ci ha improvvisamente lasciati in circostanze terribili.

La NBA ha optato per una soluzione controversa ma molto forte: nessuno stop alle gare in programma. Si è giocato, dunque, anche nella sera di domenica, un giorno particolare per la programmazione NBA che viene spalmata su più fasce orarie possibili per permettere al pubblico di tutto il mondo di poter fruire del proprio spettacolo. A finire in vetrina, dunque, in questa occasione è stato il dolore purissimo, vissuto dai protagonisti della lega sportiva più bella del mondo.

La prima gara in programma domenica era la sfida tra Denver Nuggets e Houston Rockets e l’atmosfera al Pepsi Center di Denver è risultata surreale: un silenzio assordante e una sensazione di sospensione hanno avvolto l’arena e la partita, con tanti giocatori in campo in visibile stato di shock e di commozione.
Poco dopo è iniziata la gara tra San Antonio Spurs e Toronto Raptors e i giocatori delle due squadre hanno deciso di onorare la memoria di Kobe non giocando i primi due possessi di gara, lasciando scadere il cronometro dei 24 secondi. 24, proprio il numero di Bryant. Un omaggio sentitissimo, che ha colpito l’intera lega e ha portato a diverse iniziative commemorative da parte delle franchigie NBA.

Trae Young, fenomeno degli Atlanta Hawks, ha per una sera abbandonato il numero 11 scendendo in campo contro i Phoenix Suns indossando la numero 8 che ha contraddistinto la prima parte di carriera di Bryant. Ha segnato 45 punti con 24 tiri. Il suo avversario, Devin Booker, ne ha messi 36, sempre con 24 tiri. Le due grandi performance hanno prodotto 81 punti con 24 tiri ciascuno. Una coincidenza incredibile che ha colpito profondamente l’attenzione dei fan dell’intera lega.

Nella stessa sera Damian Lillard dopo aver segnato 50 punti con 13 assist contro gli Indiana Pacers ha dichiarato di aver sentito Kobe accanto a sé per tutta la gara mentre il suo compagno di squadra Carmelo Anthony ha dichiarato esplicitamente di aver scelto di essere in campo perché “Kobe avrebbe voluto questo”.

I Detroit Pistons, franchigia avversaria di Kobe nelle finals del 2004, ha fatto indossare a tutti i propri giocatori nel pre-partita della gara contro i Cleveland Cavaliers, un sopramaglia con il numero 8 o il numero 24 e ha proiettato un video commemorativo alla vista del quale Larry Nance Jr., ex compagno di Kobe ai Lakers, non ha potuto far altro che tornare negli spogliatoi per controllare la propria reazione emotiva.

I Lakers, squadra a cui Bryant ha legato la sua intera carriera, non sono riusciti a esprimere un messaggio di cordoglio prima di martedì mattina e LeBron James, che aveva sentito Bryant a telefono poco prima della tragedia, ha atteso quasi 48 ore prima di riuscire a esprimersi sui social. Quinn Cook, playmaker dei giallo viola, ha trascorso l’intero lunedì allo Staples Center unendosi come se fosse un tifoso qualunque alla folla oceanica radunatasi dinnanzi a quella che è stata la casa sportiva di Kobe: Cook rappresenta al meglio il sentimento di tutti quei giocatori attualmente nella lega che sono cresciuti nel mito di The Black Mamba. Danny Green, suo compagno di squadra, ha dichiarato che l’intera stagione dei Lakers sarà dedicata a lui.
A causa dello stato emotivo alterato dell’intera franchigia di Los Angeles è stato rinviato il derby con i Clippers in programma martedì sera: un segno di rispetto dovuto anche all’interno di una lega con una schedule così compressa.

Le commemorazioni arrivate dalle leggende di questo sport sono state tantissime e tutte molto profonde: da Jerry West a Magic Johnson, passando per lo storico amico-nemico Shaquille O’Neal e il suo idolo Michael Jordan. Tutti si sono impegnati per riconoscere la grandezza di un’eterna leggenda.

L’unico che non ha avuto la forza di esprimersi è stato Giannis Antetokounmpo che, per via del suo rapporto profondo con The Black Mamba, ha preferito cancellare tutti i propri account social e vivere un lutto profondissimo e distaccato dalla dimensione social.

Siamo sicuri che anche nei prossimi giorni le dimostrazioni di amore purissimo e devozione profonda non mancheranno: i Lakers dovrebbero tornare in campo allo Staples Center direttamente sabato 1 febbraio contro i Portland Trail Blazers. Quella sarà una serata da seguire con commozione: l’abbraccio di Los Angeles al suo eroe è qualcosa che metterà i brividi a ogni appassionato.

Come al solito continuate a seguire la Lega più bella del mondo che, anche all’interno di momenti di questo spessore tragico, è sempre in grado di squassarci e regalarci picchi emotivi unici. Noi continueremo a raccontarvela, anche se da qualche giorno il basket è uno sport un po’ più triste di prima.

 

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