In assenza di basket giocato, la possibilità di ipotizzare scenari e trame all’interno della regular season NBA rappresenta una delle possibilità più importanti riservate agli appassionati di pallacanestro made in USA.

Proprio all’interno di questi discorsi ci si trova, spesso,  dover ipotizzare quali possano essere i giocatori in grado di effettuare lo step decisivo verso uno status superiore. Spesso, dunque, queste ipotesi sono fondate interamente sulle sensazioni che si diffondono tra gli addetti ai lavori, senza alcuna base reale di aspettativa. La categoria di tifosi più soggetta a questo genere di elucubrazioni è, chiaramente, quella dei fanta appassionati, coloro i quali dedicano la loro estate a studiare strategie per il prossimo Fanta NBA 2019-20. Proprio a loro abbiamo pensato, dunque, nel momento in cui abbiamo cominciato a ipotizzare i nomi caldi per il prossimo anno. Nomi che, magari, come Pascal Siakam quest’anno verranno draftati molto tardi in varie leghe ma, magari, con un po’ di fortuna possono rivelarsi delle autentiche rivelazioni fino a vincere il tanto ambito premio di Most Improved Player a fine anno.

Il primo nome della lista è quello di Terry Rozier, esplosiva guardia ex Boston Celtics passata ai New Orleans Pelicans all’interno della sign and trade che ha portato Kemba Walker nel Massachussetts.

Rozier ha più volte dimostrato di poter essere un realizzatore molto affidabile quando chiamato in causa e, anche grazie all’assoluto dominio tecnico che eserciterà sull’attacco di Charlotte, può rivelarsi un’autentica arma da sfruttare per la franchigia del North Carolina e, perché no, per la vostra fanta franchigia.

Cosa può frenare la corsa di Rozier al premio di MIP 2020? Chiaramente il record complessivo della sua squadra. Come dimostrato dai recenti premi, il Most Improved Player in genere gioca in una squadra dal record vincente, che magari ha raggiunto i playoff: gli Hornets non sembrano poter dare enormi garanzie a riguardo ma Rozier, con una buona annata con la maglia Charlotte può aiutare i suoi a ritagliarsi un posto interessante nell’apertissima Eastern Conference.

Il secondo candidato che ci sentiamo di sottoporvi è Jayson Tatum, che dopo una prima stagione meravigliosa ha mostrato un leggero calo nel secondo anno in maglia Boston Celtics ma, a partire da questa stagione, è chiamato a essere leader e realizzatore di prima fascia in una Boston che, malgrado gli addii di Al Horford e Kyrie Irving non ha abbandonato le velleità di competitività.

Il suo impatto offensivo sotto la guida di Brad Stevens potrà sicuramente essere un punto di forza nella sua corsa al premio di Most Improved Player e, perché no, per il raggiungimento dello status di All Star, che sembrava molto vicino già lo scorso anno ma non si è materializzato tanto per i demeriti di Boston quanto per le prestazioni ondivaghe del prodotto dell’Università di Duke.

Tutti ci aspettiamo la decisiva esplosione di Tatum ma, prima che questa avvenga, sarà necessario comprendere come si integrerà con Kemba Walker, Gordon Hayward e Jaylen Brown e, soprattutto, quante e quali responsabilità gli affiderà coach Stevens.

Chiudiamo il nostro giro di candidati MIP con un outsider: Thomas Bryant degli Washington Wizards. In una Washington mai così povera di talento e di una direzione come quella nata dopo questa estate, Bryant può portare la freschezza di cui la squadra del District of Columbia ha bisogno. Già lo scorso anno il lungo ex Lakers aveva mostrato tutto il proprio talento con un’annata solida ed efficiente, nella quale ha calcato il campo per meno di 20 minuti di media ma ha spesso dato l’impressione di essere pound for pound uno dei migliori della squadra. Il suo nome potrebbe essere quello utile ad affiancare Bradley Beal in un’improbabile corsa playoff degli Wizards a Est. Come per Rozier e gli Hornets, lo scenario in questione è tutt’altro che scontato e le difficoltà del caso sono tante e rilevanti ma Bryant può sicuramente segnalarsi come uno dei giocatori con la maggior crescita statistica dell’intero panorama NBA.

Tre nomi tutti dalla Eastern Conference: l’idea che ne è emerge è che mai come in questa annata l’Est degli Stati Uniti sia la terra delle opportunità a livello NBA. Starà a questi giovanissimi talenti trasformare le promesse in fatti, ma le possibilità di realizzazione ci sono tutte!

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