NBA 2019: a Houston arriva Westbrook!

La National Basketball Association è straordinaria sotto un enorme numero di punti di vista: l’organizzazione, il monopolio tecnico dei propri interpreti, il marketing, le storie dietro a ogni giocatore e la spettacolarità delle proprie gare. Le estati targate NBA sono, però, fuori dall’ordinario per una caratteristica su tutte: riuscire, nello spazio di un battito di ciglia, a far materializzare ciò che fino a pochi istanti prima sembrava irrealizzabile. Anche questa settimana di mercato NBA ha avuto il suo momento di questo genere, rappresentato dall’arrivo di Russell Westbrook alla corte di James Harden e Mike D’Antoni agli Houston Rockets. Fino a due settimane fa uno scenario di questo genere sembrava improponibile, con l’ormai ex numero 0 degli Oklahoma City Thunder che, assieme a Stephen Curry, era l’unica stella rimasta fedele alla squadra che lo aveva scelto per oltre 10 anni di carriera NBA. Un record eccezionale che, però, si è sgretolato nel momento in cui Paul George ha chiesto e ottenuto la cessione ai Los Angeles Clippers.

A quel punto OKC e il suo General Manager, Sam Presti, hanno deciso di battere la via della ricostruzione e questo ha portato Westbrook e la dirigenza a confrontarsi. La scelta, presa per iniziativa di entrambe le parti, è stata chiara: Westbrook ha chiesto la trade per poter provare a vincere, OKC la ha accettata per provare a massimizzare il suo valore sul mercato ottenendo tanti assets su cui ricostruire.

Dopo le prime voci che hanno visto l’MVP del 2017 affiancato ai nomi di New York Knicks e Miami Heat, a premere il grilletto per acquistare la stella da UCLA è stato Daryl Morey, General Manager degli Houston Rockets che, pur di ottenerlo, ha sacrificato Chris Paul, due prime scelte e due possibilità di scambio tra la scelta dei Rockets e quella dei Thunder. Un pacchetto importante per portarsi a casa quello che, malgrado tutto, è ancora uno dei migliori dieci giocatori della intera NBA.

Contenti tutti quindi? Sì, ma con delle riserve che andremo ora ad analizzare. Westbrook ha visto sin da subito Houston come la propria meta preferita per una serie di motivi: la presenza di un big market come quello texano e, soprattutto, il ricongiungimento con James Harden, suo ex compagno a OKC ed MVP 2018. La volontà di giocare insieme delle due stelle, però, dovrà tradursi con urgenza in un legame tecnico e tattico tutto da esplorare, visto che le due guardie hanno stili di gioco ben differenti e che, forse, non sembrano creati per sposarsi al meglio. Chissà cosa si inventerà coach D’Antoni per far collaborare i due MVP a sua disposizione: il suo stile di gioco incentrato sul tiro da tre punti e sulle conclusioni ad alta percentuale potrebbe subire una forte scossa con l’arrivo di “The Brodie”. Ciò che è certo è che Morey è, ancora una volta, riuscito a portare a casa una stella sacrificando un giocatore che probabilmente aveva chiesto la trade e che, comunque, risultava nella fase discendente della parabola della propria carriera. Westbrook, invece, oltre a essere più giovane fornisce un contributo atletico e di star power maggiore rispetto a ciò che può fare Chris Paul al momento. Se D’Antoni dovesse riuscire a trovare una quadra tecnica tra due giocatori che amano così tanto dominare il pallone come Harden e Westbrook, di certo Houston potrebbe ambire a insediarsi nella corsa a due, al momento annunciatissima, tra Lakers e i Clippers per il dominio dell’ovest.

E i Thunder? Sono contenti di aver ceduto così il giocatore più rappresentativo della propria storia? Probabilmente sì, perché nelle prossime 6 stagioni avranno il controllo su ben 15 prime scelte totali, ma non ancora del tutto: il loro compito ora è quello di massimizzare il valore dei contratti a roster. Dopo essere riusciti a racimolare un bel bottino con le cessioni di Paul George, Jerami Grant e Russell Westbrook, dovranno continuare nella loro opera cedendo Chris Paul a una franchigia intenzionata a sobbarcarsene il contratto, senza però svenderlo. Oltre al già citato ex numero 3 di Rockets, Clippers e Hornets, vanno menzionati anche Dennis Schroder, Andre Roberson e Steven Adams, appetibili per chiunque cerchi dei pezzi già pronti per sistemi strutturati. Oltre a loro ci sarebbe anche la questione inerente alle possibilità di scambio di Danilo Gallinari, prospettiva di cui vi abbiamo già parlato. Insomma, sembra proprio che questi Thunder vogliano regalarci ancora tanti sussulti in questa folle estate NBA che, mai come quest’anno, sembra non voler smettere di regalarci sorprese.

Noi proveremo ad analizzarli tutti ma voi mettetevi comodi: la National Basketball Association non va mai in vacanza.

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