NBA DRAFT 2019: ZION PRIMA DI TUTTI, POI TANTE SORPRESE!

Il Draft 2019 ha avuto due facce: la prima, quella che tutti ci aspettavamo, è stata decisamente prevedibile nelle prime tre chiamate e non troppo distante dalle previsioni fino all’ottava scelta. Il secondo volto del Draft è stato, invece, capace di sorprenderci ben oltre ogni aspettativa. Dalla nona alla sessantesima pick le sorprese e gli scambi l’hanno fatta da padrone. A guadagnarci è stato, dunque, lo spettacolo.

Uno spettacolo che è cominciato ben prima dell’evento in diretta mondiale, quando le squadre hanno cominciato ad accordarsi sulle scelte da scambiare. La prima mossa che ha coinvolto una pick del Draft è stata lo scambio che ha portato Mike Conley da Memphis a Utah in cambio della pick numero 23, di Crowder, di Grayson Allen e di Kyle Korver. Atlanta ha, poi, acquisito la quarta scelta assoluta dei Pelicans (ricevuta dai Lakers nello scambio Davis), Solomon Hill e la 57esima in cambio dell’ottava, della diciassettesima scelta e della 35esima. Minnesota ha ottenuto la sesta pick assoluta dei Suns in cambio della undicesima e di Dario Saric, Indiana ha acquisito TJ Warren e la 32esima pick da Indiana. Insomma, di stravolgimenti prima dell’evento ce ne sono stati. E sono continuati per tutta la notte.

Nessuna sorpresa, ovviamente, c’è stata quando il primo nome chiamato sul palco del Barclays Center è stato Zion Williamson, futura stella dei New Orleans Pelicans, annunciatissimo mattatore della serata.

Così come sulle chiamate di Ja Morant da parte di Memphis e di RJ Barrett da parte di New York nessuno si è stupito. Quest’ultimo è stato accolto da un boato dei tifosi dei Knicks, per la prima volta dopo anni contenti della pick della loro squadra del cuore.

A seguire, dopo che Atlanta ha messo a frutto la quarta pick appena ottenuta per avere DeAndre Hunter, le scelte di Darius Garland, Jarrett Culver e Coby White sono arrivate a cascata per Cleveland, Minnesota e Chicago. Se già la scelta di Jaxson Hayes per i Pelicans ha un po’ stupito, il primo vero upset è stato il nome di Rui Hachimura, giapponese da Gonzaga, chiamato dai Washington Wizards prima di tanti altri talenti che, secondo alcuni Mock gli erano dati davanti. A seguire, dopo che Reddish si è accasato ad Atlanta con la decima scelta, si è scatenato un autentico pandemonio. I Suns, infatti, hanno messo a frutto l’11esima pick ricevuta poche ore prima per Cameron Johnson, giocatore dato da tutti a cavallo tra primo e secondo giro, generando un’ondata di reazioni contrastanti. Dopo le chiamate di due prodotti dei Kentucky Wildcats come PJ Washington (da parte di Charlotte) e Tyler Herro (da Miami), la lottery si è chiusa con la quattordicesima chiamata assoluta dei Boston Celtics, che hanno preso Romeo Langford. Proprio i Celtics si sono resi protagonisti di un Draft stranissimo: hanno scambiato la 20esima scelta (Matisse Thybulle) per la 24esima e la 33esima pick dei Sixers, per poi rivendere la 24 (Ty Jerome) ai Suns, assieme a Aron Baynes, in cambio di una futura scelta 2020 dei Suns (originariamente in possesso di Milwaukee). Insomma, una serie di scambi che non avrà reso esattamente felici i tifosi di Washington. A completare il Draft dei bostoniani c’è stata la scelta di due ex eroi collegiali come Grant Williams (di Tennessee) e Carsen Edwards (di Purdue): una serie di scelti che ha lasciato perplessi in molti, anche se Danny Ainge sa sempre ciò che fa.

Tornando alle scelte di primo giro, a sorprendere particolarmente sono state le chiamate di Chuma Okeke, salito fino alla 16 malgrado un gravissimo infortunio subito in stagione,  e soprattutto di Luka Samanic, chiamato dagli Spurs alla 19 davanti a diversi ragazzi ritenuti con potenziale da lottery in questo Draft, e Darius Bazley, talento di G League chiamato dai Thunder alla 23.

A scendere notevolmente nelle gerarchie sono stati Nassir Little (sceso dalle 10 alle 15 posizioni) fino alla 25 dei Portland Trail Blazers, Keldon Johnson (sceso oltre 10 posizioni) arrivato alla 29 degli Spurs e soprattutto Bol Bol che è stato scelto solo alla 44, dopo esser stato ritenuto da tutti un talento da Lottery. La sua assoluta fragilità a causa del suo fisico filiforme e dell’infortunio al piede subito gli è costata una chiamata nel tardo secondo giro.

Analizzando la serata a mente lucida, dunque, se proprio dovessimo stilare una pagella, cosa potremmo dire?

Potremmo affermare senza timore di smentita che gli Hawks e i Pelicans sono da ritenersi i grandi vincitori della serata, visto che entrambe le franchigie hanno centrato esattamente gli obiettivi prefissati, che Phoenix potrebbe aver completato uno dei Draft meno spiegabili degli ultimi anni e che le scelte di Boston e San Antonio hanno bisogno di un’attentissima osservazione per essere spiegate e giustificate.

E gli altri? Tanti rischi che potrebbero pagare tantissimo, così come dissiparsi in brevissimo tempo, scomparendo nel nulla.

Lo avevamo detto che questo Draft sarebbe stato illeggibile fino in fondo. Non ha, di certo, deluso le aspettative. Speriamo non deluda le aspettative neanche il mercato che, come da tradizione, inizia semi-ufficialmente proprio dalla notte delle scelte!

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