Nel domino delle contingenze e nel risiko delle sospensioni “territoriali” ci rimette l’Inter, l’unica costretta allo stop fra le tre contendenti per lo scudetto. In Spagna, invece, si gioca e si lotta senza distinzioni. Nella Semana Santa di Champions e Clasico irrompe Leo Messi: poker all’Eibar e ribaltone in vetta alla Liga.

  1. Il rinvio di Inter-Samp non potrà essere un alibi per i nerazzurri ma certamente ne condizionerà le prossime settimane, a partire dallo scontro diretto con la Juventus. Il -6 è virtuale ma fa più impressione del distacco dimezzato con cui Conte si sarebbe potuto presentare allo scontro diretto, se avesse battuto la Sampdoria. I bianconeri restano al comando dopo un’altra vittoria di misura, 2-1 alla SPAL ultima in classifica, un po’ più combattiva di altre occasioni ma alla fine sempre sconfitta. La Juve, pur ricercando un possesso palla più ritmato rispetto agli anni scorsi, si poggia sugli stessi equilibri, tanto evidenti quanto precari perché dipendono da pochi, indispensabili giocatori: Chiellini, Matuidi/Khedira e Cuadrado. Quattro dei fedelissimi di Allegri, due non sempre unanimemente apprezzati dai tifosi (il francese e il colombiano) ma tutti determinanti per garantire la libertà espressiva a Ronaldo.

  2. Sarri, insomma, ha dovuto accettare di affidarsi alle individualità oltre la sua filosofia dopo aver cercato invano di alzare il livello collettivo del gioco. In parte era accaduto anche al Chelsea, con Hazard libero di interpretare la partita come fa oggi Ronaldo, che si muove con dinamiche, sensazioni e tempi tutti suoi. Da vero supereroe. Ci sono momenti, ad azione in corso, in cui non guarda nemmeno il pallone: il pensiero unico è individuare la posizione corretta da raggiungere nei pressi della porta, per scatenare la sua potenza realizzativa. Partecipa molto raramente al pressing e a volte (come accaduto a Pjanic in Coppa Italia contro il Milan) i compagni se ne lamentano perché rende inutili gli sforzi di recupero palla in zona offensiva. Il suo obiettivo è preservare le energie per il gol e il (poco) gioco collettivo vale la candela: a Ferrara ha segnato per l’undicesima partita consecutiva in Serie A, ha eguagliato il record di Batistuta e Quagliarella e raggiunto Messi a 626 reti in carriera coi club, dopo il provvisorio sorpasso dell’argentino poco prima (4 gol in 73’!).

  3. Dopo 4 partite senza segnare, tutte le competizioni comprese, l’Imperatore si è infatti ripreso la scena al Camp Nou contro l’Eibar, con una prestazione ritmata da lampi di classe immensa. Iniziata, come sempre, camminando per il campo a osservare i movimenti degli avversari e a processare dati, posizioni, giocate nella sua mente. Ha toccato il primo pallone dopo 6’30” (avete letto bene: sei minuti e mezzo) e ha illuminato il pomeriggio catalano con un’accelerazione accecante: quattro avversari saltati a velocità supersonica, tunnel incorporato e tocco oltre il portiere in uscita. Con i 4 gol di sabato ha raggiunto quota 18 e vola verso il settimo titolo di capocannoniere della Liga: potrebbe così staccare Zarra (attaccante dell’Athletic Bilbao, sei volte miglior marcatore del torneo tra gli anni ’40 e ’50) e segnare l’ennesimo record di una carriera irripetibile.
  1. Il Real ci aveva messo due anni e mezzo per tornare in vetta alla Liga, il Barça ha impiegato solo 4 giornate per riprendersela. I blaugrana arrivano nelle condizioni migliori di classifica al Clasico ma non al top dell’organico: né per la sfida che può decidere la Liga e nemmeno per l’andata degli ottavi di Champions contro il Napoli. L’assenza di Suarez è stata in parte compensata dai progressi di Griezmann, quella di Dembelé dalla costante evoluzione di Ansu Fati e le squalifiche dei difensori centrali si sono alternate limitando i danni. Al San Paolo, però, mancherà un altro giocatore molto importante per gli equilibri del seminuovo Barça di Setién: Sergi Roberto. Ci sarà, eccome, l’insostituibile Busquets, al quale il nuovo tecnico ha ridotto il perimetro d’azione, ricavandone maggiore lucidità e ritmo nel palleggio. Il Barcellona ora gioca realmente con l’1-4-3-1-2, di cui Ter Stegen è un palleggiatore di movimento a tutti gli effetti e l’”1” alle spalle delle due punte è, a seconda dei casi, il falso trequartista Vidal o Messi quando decide di giocare da puro “10”. Quali armi ha il Napoli per disinnescare l’infernale macchina sparapalloni blaugrana? Quelle che hanno usato, in tempi e modalità diversi, le squadre che hanno battuto il Barça in questa Liga: pressing ultraoffensivo, costante aggressività, pressione costante su Busquets, gabbia in movimento su Messi. “Asì se puede”, dicono in Spagna: così si può fare, soprattutto lontano dal Camp Nou. Sperando che Messi lasci a casa i superpoteri. Se li porterà con sé, non resterà che arrendersi alla sua classe immensa e applaudirlo, come ha fatto l’Eibar dopo i gol di sabato, che hanno portato a 20 il totale di quelli realizzati da Leo ai baschi in 11 partite di Liga.
  1. Alla Champions tornerà a pensare dall’anno prossimo la Lazio, ora impegnata sull’unico obiettivo che attrae le energie di giocatori, allenatore, dirigenti e tifosi. Lo scudetto è più di un sogno dopo la grande vittoria di Marassi. La terzultima posizione del Genoa non rende l’idea delle difficoltà della trasferta genovese. La Lazio l’ha affrontata senza due terzi della difesa titolare per la squalifica di Luiz Felipe e l’assenza lastminute di Acerbi, costretto a saltare per la prima volta una gara per infortunio da quando è alla Lazio (1 solo stop per squalifica nelle precedenti 206!). Milinkovic Savic ha alternato pause a strappi di gran classe, Luis Alberto ha giocato 95’ di grande continuità e alla fine è crollato stremato sul prato. Come lui, tanti altri protagonisti di una delle partite più entusiasmanti di tutto il campionato, marchiata dall’ennesima rete di Immobile, famelico a inizio ripresa dopo un primo tempo poco incisivo. Con il 27mo gol del suo campionato, ha eguagliato il record di Angelillo dopo 25 giornate, che resisteva da 61 anni. Inoltre, è a +3 su Higuain nell’anno di grazia 2015/16, chiuso dal Pipita con lo storico primato di 36 reti in Serie A. È la migliore Lazio di sempre per media punti finora: in una stagione magica, in cui tanti stanno giocando al top della loro carriera, ha un’occasione irripetibile.