Le notti di Baku e Madrid rappresentano, ad oggi, l’apogeo nella storia del calcio d’oltremanica, il suggello della lungimiranza nelle politiche della Football Association prima, e dei club poi, capaci nell’arco di un ventennio di rifondare il movimento lì dove il football nacque.

Un cambiamento trasversale, fondato sulla sinergia fra lega e società, finanziato da ingenti capitali stranieri, ma soprattutto guidato da strategie manageriali mai adottate prima in ambito calcistico, che hanno reso la Premier League il campionato più appetibile per sponsor, televisioni e investitori, ma anche il più redditizio per i club, grazie anche all’oculata ridistribuzione dei ricavi.

Il calcio inglese negli ultimi anni si è sempre contraddistinto per essere un movimento in grado di massimizzare le entrate derivanti appunto da sponsor e diritti tv, ma è interessante vedere come alcune squadre riescano meglio delle altre, al netto dei risultati, a gonfiare le proprie tasche. Il Liverpool, per esempio, tra la cavalcata in Premier League e la conquista della Champions League, in questa stagione ha incassato la bellezza di 251 milioni di sterline solo dalle televisioni, diventando la prima squadra a superare soglia 250 in una singola stagione.

Per darvi un’idea di che cifre stiamo parlando, abbiamo raccolto i dati relativi alle prime 6 squadre inglesi, suddividendole in base ai loro fatturati.

Di seguito la graduatoria stilata dalla Deloitte Money League relativa alla stagione 2017/2018 (i dati relativi alla stagione appena conclusa non sono ovviamente ancora disponibili).

 

1. MANCHESTER UNITED 666 MLN€

(3º in Europa)

2. MANCHESTER CITY 568 MLN€

(5º in Europa)

3. LIVERPOOL 513 MLN€

(7º in Europa) 

4. CHELSEA 505 MLN€

(8º in Europa)

5. ARSENAL 439 MLN€

(9º in Europa)

6º TOTTENHAM 428 MLN€

(10º in Europa)

 

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