Weekend caldo, in campo e fuori. Bentornato campionato, benedetta VAR. Questo e molto altro, in attesa della prima giornata di Champions League!

  1. Inter-Juve, chi comanda? Coerenti con se stessi anche in un contesto opposto al loro passato, Antonio Conte e Maurizio Sarri hanno aperto la lunga marcia verso lo scontro diretto del 6 ottobre. Il tecnico interista sta dalla parte di chi insegue dopo essere stato per anni “dalla parte forte”, senza averlo peraltro mai ammesso né sottolineato a quei tempi. Il potere logora chi non ce l’ha ma chi ce l’ha ne vorrebbe sempre di più... Il nuovo Comandante juventino, invece, sottolinea l’organizzazione della sua nuova società ma non abbandona il vecchio approccio personale. Dopo un lungo percorso che lo ha portato dalla Serie D all’Europa League, continua a essere tremendamente infastidito da tutto ciò che esula da campo, tecnica e tattica. Perché gli toglie energie e gli fa temere che venga alterata la percezione del suo lavoro all’esterno. Più che filosofia calcistica, è proprio una filosofia di vita. Alla fine, però, è sempre il campo a indirizzare giudizi e umori. La Juve ha pareggiato ma non ha convinto, l’Inter ha vinto e convinto in parte. I margini di miglioramento sono ampi per entrambe e il divario di qualità/quantità della rosa a favore dei bianconeri resta. Ma non appena Conte si è trovato davanti, ha messo il primo carico sul tavolo del rivale. La pressione non lo abbatte, anzi lo esalta e se ne nutre.

  2. La (di)sfida dialettica è intrigante, alzare i toni ha l’obiettivo di togliere certezze, serenità e lucidità all’avversario. Fa parte del gioco e concorre al risultato finale. Ogni programma tv, radio o giornale può scegliere di affrontarla coi toni che ritiene più funzionali, ma derubricarla a “polemica” è riduttivo. È una strategia comunicativa molto chiara e non ci sarà da stupirsi se il limite del buon gusto verrà prima o poi superato dai protagonisti, da una parte e/o dall’altra. Il nostro ex c.t. sperimentò con successo questo approccio mourinhano già negli anni di B a Bari e Siena, per poi attuarlo alla Juventus. Dove iniziò proponendo un calcio armonioso e spettacolare, prima di abbandonarsi gradualmente a una concezione più italica e meno europea. Ecco, l’Inter oggi è già una squadra fortemente italiana nell’accezione positiva del termine: gioca con concentrazione, attenzione ai dettagli, intensità fisica e agonistica. Aggredisce gli spazi e l’avversario. È il primo passo nella creazione della sua identità, frutto del lavoro dell’allenatore e dell’arrivo di giocatori più freschi e adeguati al suo credo calcistico. A lungo termine, però, servirà anche una qualità di gioco superiore: più tecnica nel palleggio e movimenti offensivi più coordinati.
  1. Alla Juve di Firenze è mancata invece proprio la ferocia. È prematuro pretendere un’esibizione organizzata e qualitativa come quella del Napoli sarriano ma è doveroso richiedere alla squadra più compattezza e aggressività. Servono tempo e pazienza, al Franchi si è vista una squadra davvero confusa: un po’ come sta facendo Giampaolo al Milan, Sarri sembra chiedere un calcio diverso agli stessi giocatori (esclusi Danilo e de Ligt) dello scorso anno. È complicato e rischioso: sia Gattuso che Allegri, con modalità diverse, avevano scelto la strada più fruttuosa e meno dannosa per gli uomini che avevano a disposizione. Biglia e Matuidi, con ruolo e caratteristiche differenti, hanno doti tattiche eccellenti. La loro presenza garantisce quindi equilibrio, a discapito della velocità del palleggio. Condizionano il ritmo del gioco ma evitano sconquassi tattici. Rinunciare a loro, per Bennacer e Ramsey/Rabiot, sarà permesso solo quando le nuove nozioni tattiche saranno state acquisite. Intanto, mentre i laboratori di Milanello e della Continassa sono aperti, l’Inter prova a scappare…

  2. È stata una domenica drammatica per la squadra arbitrale. Negli ultimi due anni si è parlato molto di VAR e poco delle prestazioni degli arbitri di campo, della loro personalità, capacità di gestire gli errori e la pressione. Il vuoto generazionale tra i big Rocchi e Orsato e i loro potenziali eredi è davvero preoccupante. Il guasto tecnico al VAR in Genoa-Atalanta ha evidenziato la pochezza tecnica dell’arbitro Fabbri, in rampa di lancio nella scorsa stagione fino al disastroso Juventus-Milan: ha sorvolato su un rigore che c’era (Christian su Duvan Zapata, poi assegnato dal VAR) e concesso quello che non c’era (Djimsiti su Kouamé). A Verona, il giovane Manganiello ha subìto a lungo la pressione/oppressione del senatore Orsato al VAR, arrivando stremato alla fine di una partita complicatissima. Dopo una domenica così allarmante, forse anche gli oppositori della tecnologia in nome del calcio duro e puro (ma davvero?) di una volta, saranno stati costretti a rivedere le loro idee…

  3. Ultimi flash dai campi della domenica. La coppia Duvan-Muriel è potenzialmente esplosiva. Zapata aveva già assistito il connazionale per la seconda rete della Colombia nell’amichevole col Brasile e insieme hanno spaccato la partita e il cuore rossoblu di Marassi. Rigore conquistato dal centravanti e trasformato dal compagno, catenata sotto la traversa di Zapata al 95’. Destro splendido, seppur non imparabile: Radu è stato sorpreso dall’immediatezza del tiro, praticamente da fermo, ma l’ha toccato e con più forza nelle gambe/braccia avrebbe anche potuto pararlo. Esulta Bergamo e gioiscono anche due emiliane, SPAL e Bologna. Leonardo Semplici, dopo un mercato senza squilli rispetto alla concorrenza che si è rinforzata, compie un altro capolavoro e ribalta la partita con l’ingresso del brasiliano Strefezza, esordiente in Serie A, proprio mentre la Lazio inserisce Correa e Milinkovic Savic. E la vince, incredibilmente, al 92’, togliendo altri punti importantissimi ai biancocelesti come già aveva fatto nei due campionati precedenti. È l’impresa della giornata, unita alla rimonta del Bologna da 1-3 a 4-3 contro un Brescia in inferiorità numerica. La squadra vince e festeggia sotto il balcone d’ospedale del suo condottiero. Applausi. Per Mihajlovic ma anche per i suoi collaboratori, che da settimane svolgono tutto il lavoro sul campo, e per i giocatori, che con professionalità e rispetto (non scontati) stanno seguendo gli assistenti con la stessa applicazione con cui ascoltano Sinisa.