Il mercato invernale in questa stagione calcistica ha definitivamente cristallizzato quella che non è più una tendenza, ma un dato di fatto: il potere di spesa, di attrarre attenzioni e capitali da parte della Premier League è diventato talmente ampio che agli altri campionati sono rimaste soltanto le briciole. Non è soltanto una questione di sceicchi, di tycoon o di fondi: è questione di trovarsi in un sistema funzionante sotto ogni aspetto, che negli anni ha saputo monetizzare al meglio le proprie capacità, anche attraverso le scommesse calcio*. Chi si è mosso prima di tutti per conquistare la "fetta" di mercato televisivo in Asia (e non solo)? La Premier League. Chi ha ragionato sin dalla propria nascita come sistema e non come somma di singoli club? La Premier League (andate a chiedere a chi, fino a una dozzina d'anni fa, vedeva i propri club vendere i diritti tv in autonomia…). Chi può contare su stadi moderni e su 40 mila spettatori a partita in ogni week-end? La Premier League, che a ciò aggiunge tutto quel che ne consegue in termini di pubblicità, sponsorizzazioni, e merchandising. Più gente ti guarda, più riesci a vendere. Anche all'estero, se si considera che in base agli accordi attuali, i diritti tv internazionali garantiscono ai club introiti di poco superiori rispetto a quelli locali, per un totale di circa 10 miliardi di sterline in tre stagioni, ovvero oltre 11 miliardi di euro dal campionato in corso fino all’edizione 2024/25.

Il confronto (che non regge) tra la Premier League e le altre legheIl confronto con le altre leghe è impietoso. Dalle analisi di Deloitte, nella stagione 2020/21 – quindi nel pieno della pandemia di Covid-19 – i ricavi televisivi della Premier League sono stati superiori all'intero valore della produzione di ognuna delle altre quattro principali leghe europee: 3.77 miliardi di soli proventi televisivi, contro i 3 miliardi di ricavi complessivi della Bundesliga e della Liga, i 2,5 miliardi della Serie A e gli 1.6 miliardi della Ligue 1, alle prese al tempo con difficili questioni da affrontare proprio sul fronte delle tv. Da sponsor e pubblicità, inoltre, la massima serie inglese ha incassato quasi quanto Liga e Bundesliga messe insieme. La riapertura degli stadi al massimo della capienza ha dato ulteriore linfa alle casse dei club d'Oltremanica, con una media di 39.989 spettatori nella scorsa stagione e un dato che si attesta a 39.863 presenti di media in quella in corso. La crisi della pandemia insomma appare non solo passata, ma anche come un’occasione usata per ripensarsi e rilanciare il proprio business.

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I dati del calciomercato invernale in Serie A: minimi da recordI dati riguardanti la sessione di calciomercato della Serie A sono impietosi: i 31 milioni di euro sborsarti complessivamente dai venti club del massimo campionato italiano sono il minimo fatto registrare non tanto e non solo nell’ultimo decennio (il precedente minimo erano stati i 52.85 milioni del gennaio 2018), ma bisogna tornare indietro al gennaio 2006 per trovare un dato paragonabile. Il mercato è stato letteralmente bloccato, tanto che sono soltanto 16 le operazioni onerose - ossia che prevedono un esborso di denaro reale - quelle compiute dalle squadre, con sole nove a titolo definitivo a fronte di ben 49 prestiti. Non ci sono soldi, nessuno può spenderne e il paradosso ancora più grande è che, escludendo Ilic e Bajrami (prestiti ma con obbligo di riscatto fissati a 16 e 6 mln) e il riscatto di Barak da parte della Fiorentina (8,5 mln), l'acquisto più caro è stato Matheus Martins, che però giocherà fino a luglio in prestito al Watford. Questa la top-5 degli acquisti più costosi della Serie A:

  • MATHEUS M. (dal Fluminense all'Udinese): 6 milioni;
  • WISINIEWSKI (dal Venezia allo Spezia): 4 milioni;
  • SABIRI (dalla Sampdoria alla Fiorentina): 2.5 milioni;
  • BREKALO (dal Wolfsburg alla Fiorentina): 1.5 milioni;
  • SHOMURODOV (dalla Roma allo Spezia): 1.5 milioni (prestito)

La Premier League è senza paragoni: nessuno in Europa sta dietro le inglesi

La Premier League, stavolta, si è superata. I club inglesi hanno speso sul mercato di gennaio circa 830 milioni di euro (dato relativo solo all'acquisto dei cartellini, senza tenere conto poi degli stipendi). Ligue 1, Bundesliga, Liga e Serie A, insieme, non arrivano a 300 milioni di euro: tutte quelle che insomma dovrebbero contendere lo scettro di regina alla Premier League, restano tagliate fuori, tanto che a colpire sono un altro paio di dati: la Championship, il campionato "di Serie B” inglese, spende quasi quanto la Serie A italiana (unica porta d’accesso per i club al paradiso della Premier League e diventato un campionato su cui investire), mentre al quarto posto delle leghe che hanno speso di più a gennaio troviamo la MLS a quota 57.26 milioni di dollari - uno dei quei campionati da tenere d’occhio, in grado di attirare attenzione e sponsor. Se poi dovessero iniziare ad arrivare anche talenti e bel gioco, per il calcio europeo sarebbe davvero una pessima notizia.

Il caso Chelsea: da solo spende più dei principali campionati europei messi insieme

Discorso a parte va poi fatto sul Chelsea: la formazione londinese ha fatto segnare record di spesa nel calciomercato invernale 2023, prelevando giocatori per decine di milioni, continuando così sulla falsa riga di quanto fatto in estate - quando già aveva messo pesantemente mano al portafoglio e speso più di chiunque altro. Una sorta di biglietto da visita delle nuova proprietà, che sta provando a rinverdire i fasti del passato prima di tutto in termini di spesa: lo scorso agosto i milioni spesi erano stati 281 - 80 die quali versati per l’arrivo di Fofana e ben 65 per aggiungere alla propria formazione anche Cucurella. Oltre i 50 anche Sterling, arrivato dal Manchester City per 56, mentre Koulibaly ha lasciato il Napoli per 38. A completare il quadro Chukwuemeka, Aubameyang, Slonina e il prestito di Zakaria.

Sembrava un mercato faraonico che poteva bastare per questa annata e invece il Chelsea a gennaio ha rilanciato, mettendo di nuovo mano al portafoglio e spendendo altri 330 milioni di euro (Liga, Ligue 1, Bundesliga e Serie A messe insieme non arrivano a tanto). Mudryj ha lasciato lo Shakhtar per 70 milioni, mentre Badiashile, Madueke e Malo Gusto sono approdati a Londra rispettivamente per 38, 35 e 30 milioni di euro. Santos, Fofana e il prestito oneroso di Joao Felix completavano il quadro, almeno fino al pagamento della clausola di Enzo Fernandez per 121 milioni di euro - l’ultimo grande colpo di una stagione da 610 milioni di euro spesi nelle due sessioni. Mai nessuno aveva superato i 500 nella storia del calciomercato, ma il Chelsea ha voluto strafare: chissà se basterà per far tornare i conti anche in campo.

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