Un campionato coinvolgente, combattuto, ricco di colpi di scena e di squadre mai dome nonostante obiettivi (o retrocessioni) già archiviati. Un campionato che sa dare spettacolo e intrattenere gli spettatorii come pochi altri tornei al mondo. Un campionato pieno, sia di soldi che di campioni. Tutto questo è la Premier League, la massima divisione calcistica inglese, da qualche anno diventato punto di riferimento per ogni appassionato, oltre che meta ambitissima delle grandi star del calcio mondiale.

Una delle principali differenze che hanno caratterizzato  rispetto agli altri campionati europei, è stata senza dubbio quella relativa ai guadagni provenienti dai diritti televisivi. Grazie a un lungo e minuzioso lavoro di programmazione, il prodotto Premier League è diventato un modello da imitare sotto tantissimi aspetti. L’immagine che si ha all’estero dell’Inghilterra e del suo calcio è quella di stadi sempre pieni e all’avanguardia, giocatori e tifosi trattati come principi grazie a club lungimiranti e attenti alle loro esigenze, oltre profili social interattivi, seguiti da vagante di milioni di persone, con grafiche sempre innovative e personalizzate in base alle esigenze. 

Insomma, a vederla dall’esterno, la Premier League non è solo un campionato in salute dal punto di vista finanziario, bensì gode dell’approvazione di chi ogni giorno, direttamente o indirettamente, ci entra in contatto. E ad analizzarla nello specifico, ci si accorge di quanto siano palpabili ed evidenti le differenze con il resto d’Europa. Gli ingenti investimenti che le società inglesi hanno potuto mettere in atto negli ultimi anni, sia per aumentare il tasso tecnico della squadra ed acquistare giocatori sempre più forti, sia per migliorare dal punto di vista tecnologico le proprie strutture (come ad esempio i centri d’allenamento o gli stadi), sono stati possibili grazie e soprattutto a chi questa Premier League è riuscita a farla crescere sotto tutti gli aspetti sopracitati e farla diventare il prodotto più appetibile al di fuori dei confini nazionali.

Ad oggi le pay tv investono circa 8 miliardi (non milioni) di euro per assicurarsi il diritto di trasmettere le immagini dei match del campionato inglese e delle relative coppe. Dati astronomici se paragonati ai soldi investiti per altri campionati come ad esempio la Liga, la Bundesliga o la nostra Serie A. Grazie a questi introiti, suddivisi equamente per ogni club partecipante, una singola società arriva a guadagnare fino a 85 milioni di euro solo ed esclusivamente dai diritti televisivi, permettendo così anche all’ultima classificata di accumulare un bottino piuttosto sostanzioso.

A queste entrate, vanno sommate quelle relative al premio per la posizione finale ottenuta e quelle relative al numero di volte in cui la squadra ha visto una propria partita trasmessa live in diretta. In base a quante partite vengono mandate in onda dalle emittenti televisive, un club riceve una sorta di “premio presenza” (sempre uguale) che alla fine della stagione si moltiplica per il numero di presenze totali. Ecco che, sommando tutti questi piccoli fattori, si ottengono le cifre astronomiche che solitamente sentiamo circolare in tv o che leggiamo sui quotidiani.

Ne conviene, altresì, che l’Huddersfield ultimo in classifica, la scorsa stagione ha accumulato poco più di 96 milioni di sterline (poco più di 105 milioni di euro), mentre il Manchester City campione ha incassato poco meno di 151 milioni di sterline (circa 160 milioni di euro). In cima alla classifica dei ricavi però c’è il Liverpool, che grazie a 29 presenze televisive (contro le 26 del Manchester City) incassa ben 152,4 milioni di sterline.

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