Alcuni tabloid inglesi sono arrivati a definirlo la cosa migliore che sia mai successa al calcio britannico negli ultimi 20/30 anni. Altri sono invece convinti che la sua personalità e la sua mentalità siano totalmente discordanti con quello che il calcio inglese ha sempre rappresentato nell’arco della sua storia. Altri ancora lo ritengono una vittima del suo stesso ego, ovvero un personaggio troppo convinto e troppo sicuro dei propri ideali, tanto da andare in difficoltà quando esce dalla sua “comfort zone”, ovvero nel momento in cui la stagione entra nel vivo e la pressione (in particolare quella mediatica) aumenta fino all’inverosimile.

Insomma, di tutte le cose che in questi anni sono state dette su Marcelo Bielsa, noi ancora dobbiamo capire quale sia veritiera e quale invece frutto della fantasia di qualche addetto ai lavori. Quel che è certo è che il suo Leeds United, dopo un’intera stagione passata in cima alla classifica di Championship, si è sciolto come neve al sole proprio nel momento decisivo, sperperando quanto di buono fatto nei precedenti nove mesi e dovendo dire addio, per l’ennesima volta, alla speranza di una promozione in Premier League.

Che piaccia o meno, Bielsa ha comunque lasciato un segno indelebile. Il Leeds ha giocato un calcio innovativo per una categoria come la serie cadetta inglese, obbligando le altre squadre ad adattarsi al proprio stile di gioco e regalando spettacolo in ogni singolo angolo del paese. Peccato solamente che bel gioco non sia sempre sinonimo di vittoria e che, quando è arrivato il momento di stringere i denti e resistere all’assalto delle dirette rivali, la squadra non abbia resistito, crollando improvvisamente anche contro avversari nettamente inferiori. La mancata promozione non ha però scoraggiato tifosi e società, che per la stagione 2019/2020, quella del centenario del club, si augurano di poter festeggiare il ritorno in Premier League, dalla quale il club manca ormai da più di 10 anni.

Marcelo Bielsa, però, non è solo un bravo allenatore. Come tanti altri, è un uomo rimasto fedele alle proprie origini, umile e vicino ai bisogni dei propri tifosi. Per il suo soggiorno a Leeds ha scelto un appartamento popolare non lontano dal campo di allenamento, che condivide insieme alla moglie, mentre i suoi assistenti si sono arrangiati affittando altri appartamenti più vicini al centro cittadino. Capita spesso di vederlo passeggiare in tuta per le vie del paese, scambiare qualche chiacchiera con i tifosi che lo fermano per un selfie e sorseggiare una tazza di te sempre nello stesso bar. Insomma, cambiano i paesi, cambiano le squadre, cambiano gli stipendi, ma non cambia il modo di essere e la personalità di un uomo che nel corso della sua carriera ha sempre riscosso grande ammirazione, nonostante i risultati ottenuti sul campo non gli abbiano sempre dato ragione.

E proprio a proposito del Marcelo Bielsa allenatore, abbiamo scoperto ben 4 curiosità che forse ancora in pochi conoscono, che lo distinguono in maniera abbastanza netta rispetto a tutti i suoi colleghi, dai riti pre partita agli attestati di stima di alcuni dei più grandi allenatori di sempre.

1) Un uomo di cuore

Nell’estate del 2017 si trasferisce in Francia per allenare il Lille. Dopo appena 3 mesi, con la squadra penultima in classifica, viene esonerato in tronco. Il motivo? No, non il cattivo rendimento della squadra, bensì un viaggio non autorizzato dalla società in Cile, dove il manager argentino si era recato per far visita a un caro amico (ex assistente) malato terminale.

2) La chiacchierata con Guardiola

È il 2006 quando Pep Guardiola, in procinto di diventare nuovo allenatore del Barcellona, prenota un volo in direzione Buenos Aires. Non deve andare in vacanza, né sta scappando dalle sue responsabilità, anzi. Va a trovare Marcelo Bielsa nel tentativo di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili e farsi dare qualche consiglio utile prima dare il via alla propria carriera manageriale. Qualche anno più tardi, Guardiola in un’intervista rivelerà l’importanza di quella chiacchierata avuta con Bielsa e lo definirà il miglior allenatore del mondo.

3) Il giro di campo

Prima di ogni partita, Bielsa ispeziona il campo di gioco per studiarne le misure e capirne gli eventuali difetti. Solo dopo questa sorta di ispezione, decide chi schierare dal primo minuto. 

4) Il modulo

È diventato famoso per essere stato il primo allenatore a schierare il 3-3-1-3 e nonostante qualche cattivo risultato e le perplessità di stampa e addetti ai lavori, non ha mai cambiato la propria idea. Tutt’ora è il suo grande punto di forza.

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