Cos’è il money management? È la base del successo nelle scommesse sportive*, anche più della conoscenza delle singole discipline. La gestione dei soldi, per esprimersi in italiano, o money management, è l’insieme dei metodi necessari per distribuire il rischio su più eventi e diminuire, fino possibilmente ad azzerarlo, quello di fallimento. Il principio base è piuttosto semplice: su un singolo evento, anche quando si è praticamente certi del suo esito, non si può mettere che una piccola percentuale del proprio capitale dedicato alle scommesse (il cosiddetto Bankroll). Il corollario di questo principio è che non ci debbano essere scommesse in cui si punta ‘troppo poco’, perché significa che non ci si crede abbastanza e che allora è meglio lasciar stare. In sostanza quindi il money management dovrebbe portare ad uniformare non tanto le puntate, che possono essere di importo diverso (ma non molto diverso), quanto la filosofia di gioco. Chi deroga dalla propria filosofia, inventandosi uno schema nuovo ogni giorno, si mette automaticamente nelle mani di quella del bookmaker o del mercato. Da tenere presenti alcuni termini. Il già citato Bankroll, cioè la cassa iniziale dedicata al gioco. Va inteso come un vero e proprio capitale da gestire, non come una moneta da tirare sperando nel caso. Il secondo concetto importante nel money management è lo Stake, cioè la percentuale di Bankroll che si è disposti a rischiare su una singola giocata. Non è sempre uguale, mettiamo ad esempio il 2%, ma può variare in funzione di alcuni parametri e delle strategie di gioco adottate: di sicuro nessuna strategia prevede di giocare più del 5% del proprio capitale su una singola partita. Il terzo concetto è quello di Odds, cioè pronostici: ad ogni scommessa bisogna assegnare la ‘nostra’ percentuale che risulti vincente, operazione necessaria per determinare lo Stake. Concetti semplici ma non banali, perché il cambiamento della propria filosofia di gioco accelera il fallimento o limita i periodi di vincita. Di sicuro il ‘quanto’ è importante al livello del ‘come’ e i bookmaker, che ragionano in aggregato e non su singole puntate, lo sanno benissimo.

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