Vincere l’Europa League vorrebbe dire dare una svolta non solo a una stagione finora deludente, bensì regalare all’Arsenal la loro prima vera vittoria europea della loro storia. Al netto dei 43 titoli ottenuti a livello nazionale, i Gunners non hanno mai conquistato un trofeo degno di nota a livello internazionale, visto e considerato che le uniche conquiste in campo europeo risalgono oramai alle stagioni 1993-1994 (Coppa delle Coppe) e 1969-1970 (Coppa delle Fiere).

Nel mezzo, il nulla più assoluto, con l’eccezione della finale di Champions League (poi persa) giocata nel 2006 contro il Barcellona. Per questo motivo la finale di Europa League di questa stagione è da considerarsi tutt’altro che un obiettivo di consolazione. Vero che dall’Arsenal ci si aspetta sempre qualcosa di più, ma da un club che ha visto cambiare l’allenatore per la prima volta in 22 anni e ha puntato per l’intera stagione sulla crescita dei singoli, la valorizzazione del settore giovanile e il costante apporto dei gol e delle prestazione del sempre efficiente reparto offensivo, davvero non ci poteva aspettare di più.

Se a questo aggiungiamo il fatto che una possibile vittoria finale vorrebbe dire qualificarsi per la fase a gironi della prossima Champions League, diventando così la quinta squadra inglese presente ai nastri di partenza, la voglia e la motivazione di conquistare un trofeo come l’Europa League aumentano proporzionalmente alla tensione provocata dall’attesa dell’inizio dell’evento.

Archiviato un finale di campionato in chiaro scuro, che li ha visti perdere 3 partite consecutive e pareggiare nell’ultimo impegno casalingo con il quasi retrocesso Brighton, potrebbero confondere chiunque e ipotizzare un’Arsenal in crisi di risultati. La realtà, però, è ben diversa: in ambito europeo i londinesi non hanno mai tradito le attese, contando sull’apporto del proprio pubblico e sul cosiddetto fattore Emirates Stadium: i Gunners chiuderanno la competizione da imbattuti in casa, con un totale di 6 vittorie e 1 pareggio su 7 partite disputate. Risultati frutto dell’esperienza maturata negli anni in Europa da Unai Emery o sintomo della forza di una squadra che, anche a causa dei molteplici infortuni, non è mai riuscita a esprimere al meglio il proprio potenziale?

Se è vero che tra le mura amiche i Gunners hanno subito solamente 2 sconfitte nell’arco di tutta la stagione, è altrettanto vero che lontano dall’Emirates Stadium il clean sheets è stato archiviato solamente in due occasioni, facendo balzare l’Arsenal in cima alla liste delle squadre più vulnerabili in trasferta. La finale di Baku non è una vera e propria trasferta, ma è comunque una partita secca giocata a migliaia di chilometri di distanza dallo stadio che Ozil e compagni sono soliti chiamare casa e potrebbe quindi causare qualche problema d’adattamento. Emery è scettico da questo punto di vista e ha più volte negato le fragilità della propria squadra nei match giocati fuori casa, ma le statistiche parlano chiaro: 10 sconfitte totali in trasferta in una sola stagione i Gunners non le accumulavano da quasi vent’anni.

A questo va aggiunto il record negativo accumulato negli anni contro le squadre inglesi affrontate però in ambito europeo: l’Arsenal non ha vinto nessuno dei precedenti 6 scontri diretti, totalizzando 2 pareggi e ben 4 sconfitte. Positivo, al contrario, il record relativo ai precedenti contro l’avversario della finale di Baku, ovvero il Chelsea di Maurizio Sarri: i Gunners hanno perso solo 1 degli ultimi 8 derby contro i Blues, totalizzando ben 4 vittorie e 3 pareggi.

Partita dal risultato incerto per una moltitudine di motivi, sebbene a giocarsela siano due squadre che nel corso della loro storia hanno avuto modo di studiarsi, conoscersi e affrontarsi quasi 200 volte. Emery dovrà fare a meno di Ramsey (infortunato), Mkhitaryan (al quale è stato negato l’accesso in Azerbaijan per motivi politici) e Denis Suarez (anch’esso infortunato): tre giocatori fondamentali per il suo particolare stile di gioco ma che fanno il paio con le assenze di Loftus-Cheek e Kanté nelle file del Chelsea.

Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Un dogma che le due squadre hanno fatto loro sin dalla loro fondazione e che vogliono fare proprio anche in questa occasione.

 

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