Scommettere sull’imprevedibile è di per sé un rischio, anche se divertente. L’imprevedibile, oggi, si chiama Vladimir Guerrero Junior. 20 anni e 41 giorni, Vladimir debutterà questa sera in Major League con la casacca dei Toronto Blue Jays, ed era dalla prima partita di Kris Bryant (Chicago Cubs) il 17 aprile del 2015 che un debutto non era così atteso. Secondo le particolari procedure della MLB, che stabiliscono graduatorie, Guerrero è il prospetto (=promessa, in termini calcistico-italiani) numero uno del baseball professionistico: lo scorso anno, in minor league, aveva giocato a quattro livelli diversi, salendo progressivamente di grado e chiudendo con una media battuta di .381 (38,1% in soldoni) e 20 fuoricampo. Quest’anno, sempre un gradino sotto la MLB, ha iniziato con .333 e tre home run ed è ora stato promosso alla squadra madre, dove sarà terza base titolare con possibilità di passare alla prima base, o essere utilizzato come battitore designato in situazioni saltuarie. Benestante dal momento in cui, nel 2015 e appena sedicenne, ha ricevuto un contratto con pagamento immediato di 3,9 milioni di dollari, Vlad Junior ha preso quel segno di stima non come cloroformio ma come stimolo a diventare il numero uno assoluto, apparentemente senza accusare il peso della celebrità del padre, Vladimir Guerrero, eletto nella Hall of Fame proprio lo scorso anno. Guerrero senior legò la parte iniziale della sua carriera ad un’altra squadra canadese, i Montreal Expos (diventati Washington Nationals nel 2005), nella quale debuttò a 21 anni il 19 settembre 1996, entrando però nel roster in maniera continua solo l’anno successivo, per cui il figlio - uno degli otto, avuti da cinque donne diverse! - è già avanti. Addirittura, si parla del ragazzo come di terzo battitore del lineup, cioé la posizione che il manager Charlie Montoyo (e non solo) ritiene più importante. Troppa roba per uno che comunque non ha mai affrontato lanciatori di major league sera dopo sera? Forse, ma attenzione.

 

Attenzione anche ai St.Louis Cardinals. Che iniziano la serie del weekend contro Cincinnati, al meraviglioso Busch Stadium, nella sua terza versione, tanto bella da aver mantenuto l’appellativo di Baseball Heaven, il paradiso per ogni appassionato di baseball. St.Louis aveva iniziato in maniera incerta, in tutti i sensi: aveva perso cinque su sette ma anche lasciato il dubbio che ci fosse più sostanza di quella che appariva. Ed è andata così, pur nel ragionevole dubbio che quello che accade prima di giugno sia sempre smentibile a lungo termine. Il bilancio è ora di 15-9 e posiziona i Cards al primo posto della National League Central (e dell’intera NL), con 2,5 partite sui Cubs (quando le squadre non hanno giocato il medesimo numero di partite, ogni gara di differenza viene calcolata come 0,5) e tre sui Milwaukee Brewers, calati dopo una grande partenza. Paul Goldschmidt, prima base arrivato da Arizona, è il miglior fuoricampista (nove) assieme a Marcell Ozuna, Paul de Jong batte .343, arriva in base e segna spesso e Kolten Wong - quando ci arriva - ruba con frequenza. Rimangono perplessità sulla consistenza del reparto lanciatori, anche se sta emergendo Jack Flaherty e presto tornerà Michael Wacha. La National League Central rischia di essere un massacro agonistico: i Cubs hanno le basi per arrivare ai playoff, Milwaukee è addirittura costruita per vincere il titolo e Pittsburgh è partita dignitosamente nonostante una sequenza di infortuni che hanno portato in primo piano giocatori che avrebbero dovuro trovare spazio più avanti.

 

Pittsburgh però affronta un fine settimana difficile, a Los Angeles contro i Dodgers, che hanno chiuso  1-2 la serie a Chicago dopo aver vinto 3-1 quella contro i Brewers, nel medesimo giro nel Midwest. Gara3 di domenica vedrà il ritorno sul monte di lancio di Rich Hill, il lanciatore 39enne che aveva dovuto fermarsi a metà marzo per un dolore al ginocchio sinistro. L’ultima immagine competitiva di Hill era stata quella di gara4 della World Series contro Boston: dopo aver lanciato sei riprese e concesso solo una battuta valida, Hill era stato sostituito dal manager Dave Roberts e da quel momento LA era stata rimontata e battuta dai Red Sox, che avevano poi vinto il titolo in gara5. Chi era rimasto sconcertato da quella decisione ha poi avuto modo di calmarsi, quando lo stesso lanciatore ha confessato di aver detto a Roberts dopo il sesto inning «tienimi d’occhio, valutiamo battitore dopo battitore». ‘Tienimi d’occhio’ non voleva dire ‘toglimi’ ma è anche vero che a 38 anni Hill dovrà, ora che ritorna, essere impiegato con il riposo giusto. La prima conseguenza è che Ross Stripling tornerà nel bullpen, insomma tornerà a fare il rilievo. E questo dovrebbe fare bene ai Dodgers a lungo termine, in una National League West che ha anche Arizona e San Diego attualmente in ottima posizione.

FENOMENO. Jeremy Jeffress, lanciatore di rilievo dei Milwaukee Brewers, è cresciuto a South Boston, in Virginia. Non particolarmente vicino al mare - ne dista oltre tre ore d’auto - ma in una zona in cui comunque ci sono fiumi e non molto distante inizia la foce del Roanoke River. Ergo: il pesce fritto faceva parte dell’alimentazione abituale di famiglia, con tutte le conseguenze del caso, ottime per il palato, un po’ meno per la salute. Nostalgico di quei tempi, Jeffress ha deciso di comprare un camioncino e trasformarlo in un chiosco su quattro ruote, chiamato JJ’s Bread and Butter, e nonostante il nome (pane e burro) il pesce e i frutti di mare saranno al centro del menù. Ma questi sarebbero fatti suoi se non fosse che il furgoncino dal 5 maggio sarà attivo nel parcheggio del Miller Park, lo stadio dei Brewers, per ogni partita. A gestire i fornelli ci sarà Alfred Ford, figlio del fondatore di Breedlove, il locale preferito del lanciatore a South Boston. Casualmente - anzi, no - il 5 maggio è anche il Jeremy Jeffress Booblehead Day, insomma il giorno in cui agli spettatori verrà regalato il bambolotto col testone a sua immagine.

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