Tra gli sport americani il baseball è quello che, al termine della regular season, lascia il buco maggiore: dopo sei mesi di partite praticamente ogni giorno, e comunque sei giorni su sette per gran parte della stagione, l’uscita di scena di 20 squadre su 30 è quasi traumatico, perché interrompe un’abitudine, toglie una certezza: passate le 13 ora della costa est, pressoché in qualunque momento tra fine marzo e fine settembre potresti vederti una partita, volendo, per non parlare dei cosiddetti homestand, le serie di gare consecutive in casa - a volte anche otto, nove - che letteralmente creano un’abitudine, per chi naturalmente se le possa permettere.

Il contrasto è netto ma si trasfigura nell’immediata partenza di playoff che molto spesso sono i più belli dello sport americano assieme a quelli della NHL: casualmente, le due leghe meno considerate in Italia rispetto a NBA ed NFL, che piacciono di più per motivi vari, che non è il caso qui di approfondire, anche per evitare grane.

Già nelle notti martedì/mercoledì e mercoledì/giovedì si giocano i due wild card game, che se vogliamo rappresentano la sublimazione di quel senso di disagio e vuoto che colpisce già dalle ultime ore di regular season. Washington e Milwaukee da una parte (National League), Oakland e Tampa Bay dall’altra (American League) si sfidano in una partita secca, impronosticabile, e chi vince va a giocare contro i Los Angeles Dodgers e gli Houston Astros rispettivamente.

Ma il wild card game è appunto UNA partita, non una serie come nell’hockey e nel basket (il football fa racconto a sé, dato che i playoff sono ovviamente tutti fatti di singole partite): quindi, ci si scanna fino all’ultimo per 162 gare per entrare nella postseason e 48 o 72 ore dopo la si abbandona definitivamente. Ci sta, ma in realtà no.

È anche il motivo per cui fino a domenica sera c’è stata incertezza nella National League Central: dopo una grande rimonta e un settembre eccelso nonostante la grave perdita di Christian Yelich, forse il miglior giocatore della NL perché oltretutto è un fuoricampista che ha anche avuto per il secondo anno consecutivo la migliore media battuta (.329, 32,9% in misure tradizionali) e per la prima volta quella di arrivo in base (.429, 42,9%), i Milwaukee Brewers sono arrivati all’ultimo weekend con la possibilità addirittura di vincere il titolo di division. Occasione sprecata quando hanno perso le tre gare finali a Colorado mentre i primi della lista, i St.Louis Cardinals, ne perdevano due per poi vincere l’ultima, contro i Chicago Cubs che a giochi chiusi hanno annunciato l’addio a Joe Maddon, il manager che nel 2016 li portò al titolo, il primo dal 1908, con 471 vittorie totali e quattro playoff consecutivi, traguardo mai raggiunto da alcun allenatore degli Orsetti.

Dunque, Dodgers 106 vittorie (record del club) e 56 sconfitte, Atlanta Braves 97-65, St.Louis 91-71, Washington 93-69 (impressionante, dopo una partenza 19-31) e Brewers 89-73. Nella American League, Houston Astros 107-55, New York Yankees 103-59, Minnesota Twins 101-61, Oakland 97-65, Tampa Bay 96-66. Quattro squadre oltre le 100 vittorie, la più sorprendente certamente Minnesota che come previsto (ma a metà stagione, non a marzo) ha battuto il record di fuoricampo di squadra, 307, uno in più degli Yankees che da venerdì saranno loro avversari nei playoff. Per dare un’idea, le peggiori (Miami e Detroit) ne hanno avuti 146 e 149, meno della metà, e infatti hanno terminato all’ultimo posto delle rispettive leghe.

I Dodgers sono quelli che hanno conquistato prima un posto nei playoff, gli Astros sono quelli che fanno più impressione sul piano statistico: sono infatti la prima squadra nella storia ad avere ottenuti il maggior numero di strikeout con i propri lanciatori e subito il minor numero con i propri battitori. Ne avevamo già parlato: è una nota sensazionale perché indica una squadra potente sul monte di lancio e razionale nel box di battuta, abituata con lo studio e il lavoro mattutino - l’unica frazione di giornata possibile, visto che per le partite delle 19 si deve cominciare il riscaldamento verso le 16 - a studiare i lanci avversari e la propria posizione e girare la mazza solo quando si è sicuri del fatto proprio.

È il motivo per cui Houston è favorita per l’arrivo alla World Series: il primo posto e il fattore campo favorevole (pressoché ininfluente se non per gli incassi) sono frutto di questa completezza impressionante e dunque utile per i playoff, non solamente per ricordi statistici particolari. Gli Yankees, potentissimi, non sono profondi come i texani, e hanno tuttora qualche giocatore in condizioni non perfette (Gio Urshela, Edwin Encarnación e James Paxton), con il vantaggio però di potersi permettere un recupero fino a venerdì. Difficile, anche in uno sport dai playoff vivaci come il baseball, che una delle due protagoniste del wild card game possa realmente mettere un freno ad Astros e Yankees, con i Twins lievemente meno supportati dai lanciatori, ma vedremo.

Così come nella National, ovviamente. Una Milwaukee completa avrebbe potuto tranquillamente arrivare di nuovo alla Championship Series (ultimo passo prima della World Series), ma senza Yelich, con Ryan Braun e Lorenzo Cain frenati nel weekend da problemi fisici di vario tipo è facile pensare che i Dodgers manterranno il ritmo del 2017 e 2018 e arriveranno molto avanti.

Mentre colpisce il (relativo) silenzio che gira attorno agli Atlanta Braves: se il motivo è il fatto che abbiano chiuso la regular season in lieve calo, dopo aver vinto la Division con molto anticipo, siamo alla farsa, dato che il rendimento delle ultime settimane in genere racconta poco in vista dei playoff, e racconta ancor meno per chi non aveva motivo di spingere, non avendo comunque speranza di raggiungere i Dodgers e quindi prendersi il fattore campo in tutti i turni. Per chi se lo chiedesse, la World Series si giocherà il 22, 23, 25, 26, 27, 29 e 30 ottobre, sempre che naturalmente si arrivi a gara7, e le date corrispondono a quelle americane: dato dunque che le partite dovrebbero iniziare intorno alle 20.10, saranno le 2.10 del mattino successivo in Italia. 

FENOMENO. Già affrontato in questo spazio: Pete Alonso. Merita una menzione perché al contrario di quelli che fanno i playoff pure lui è uno che sparisce fino a marzo, come il resto dei suoi compagni ai New York Mets. Alonso, prima base, alla fine è riuscito a superare il record di fuoricampo per un debuttante: 53 contro i 52 di Aaron Judge (Yankees, ovviamente) del 2017, e Judge quando sarà libero lo porterà fuori a cena, come promesso venerdì scorso. Ma non solo: Alonso ha proprio battuto più pepitoni di tutti nella MLB del 2019, superando Eugenio Suarez dei Cincinnati Reds (49) e Jorge Soler dei Kansas City Royals (48), che è stato il migliore della American League, il primo Royal (e il primo cubano) ad avere più di 40 fuoricampo e il primo a vincere la graduatoria della AL.

 

FENOMENO-2. Il 30 settembre, data di uscita di questo articolo, sono 47 anni da un momento storico, quello della battuta valida numero 3000 di Roberto Clemente, l’esterno destro portoricano dei Pittsburgh Pirates che con quel giro di mazza chiuse di fatto la carriera, a 38 anni. Ma non si trattò purtroppo di una decisione autonoma: Clemente morì pochi mesi dopo, il 31 dicembre, quando l’aereo che trasportava il giocatore e altre quattro persone si schiantò in mare appena dopo il decollo da San Juan.

Clemente stava portando aiuti al Nicaragua, da poco colpito da un terremoto, e la sua morte sconvolse il mondo dello sport, anche per particolari che vennero fuori in seguito: il giocatore pochi giorni prima aveva avuto una visione in cui era apparso il… proprio funerale, e sia la moglie sia il figlio lo avevano supplicato di non partire perché colti da premonizioni. Roberto però volle a tutti i costi imbarcarsi: gli era giunta la notizia che i tre precedenti carichi di aiuti erano stati di fatto confiscati dai militari del dittatore Anastasio Somoza, e voleva andare di persona per sistemare le cose. Nessuno - aveva pensato - avrebbe fatto del male a uno dei personaggio più famosi del Centroamerica.

Sulla battuta numero 3000 è stato girato alcuni anni fa un film, Chasing 3000 (‘A caccia del 3000’), che racconta il viaggio di due fratelli dalla California a Pittsburgh proprio per essere presenti alla battuta che fece la storia. 

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