Non passa settimana senza che qualcuno, nel polimorfico mondo dei media che seguono la MLB, cerchi di scoprire qualcosa di più sulle palline, dette anche palle nel gergo nostrano del baseball, dunque in barba alle loro dimensioni. Si stanno battendo tutti i record di fuoricampo e ci sono studi anche scientifici (tipo quello del sito The Athletic, semplificato e nonostante tutto pesantissimo) le cui conclusioni sono che un lievissimo ‘affossamento’ delle cuciture ha prodotto oggetti più… sferici che dunque hanno meno attrito e volano più lontani. Il cuoio sarebbe poi lievemente più liscio, e questa sottile ma significativa modifica strutturale, del tutto involontaria, si unisce alla costante ricerca da parte dei battitori di giri di mazza con angolazione lievemente differente dal solito: gli avanzatissimi studi sull’angolo di uscita, ora disponibili a tutti, hanno dimostrato che conviene ‘alzare’ la traiettoria perché il beneficio di un più probabile fuoricampo più che controbilancia il rischio di un’eliminazione al volo. Impressionante che modifiche quasi impercettibili possano causare effetti del genere, ma è solo, semplicemente scientifico. E a proposito di cuoio liscio, Sports Illustrated è andato a intervistare Jim Brintliff, un signore del New Jersey che sta mandando avanti la ditta di famiglia che mette in commercio un prodotto molto particolare: fango. Un tipo unico di fanghiglia che viene raccolto in un tratto di neanche 2 chilometri lungo le rive del fiume Delaware, un tratto conosciuto solo a 3-4 persone ma tenuto segreto anche alla MLB. Quel fango, filtrato e inscatolato, viene venduto alle squadre che lo usano per massaggiare le palle nuove e togliere loro quell’eccesso di purezza e scivolosità della pelle. Ma se il fango è uguale da 90 anni è evidente che è cambiato il resto. Una miscela che ha portato ai record di quest’anno - alla chiusura delle gare del 13 agosto, con Minnesota che mette a segno un fuoricampo ogni 18,3 turni di battuta e i New York Yankees ogni 19,1.

A proposito di Minnesota, la settimana vede per la squadra delle Twin Cities la conclusione dell’affascinante sfida contro Milwaukee - stato confinante, anche se parecchie ore d’auto tra le due città - prima della trasferta di Dallas/Arlington per giocare contro i Rangers. I Brewers sono a pochissima distanza dai Cubs e dai Cardinals e questo renderà fondamentali ciascuna loro partita nel mese e mezzo rimanente, ma non è che per i Twins sia diverso: dopo aver guidato praticamente dall’inizio la American League Central lunedì sera erano stati sorpassati dai Cleveland Indians e il giorno dopo hanno a loro volta ripreso il primo posto. E sempre per quel tipo di eventi che fa parte classicamente dello sviluppo di una stagione di baseball: dove - per via della differenza tra lanciatori - ogni partita è diversa da quella precedente. Lunedì sera gli Indians avevano battuto Boston 6-5 con un fuoricampo decisivo di Carlos Santana, che solo 24 ore prima aveva battuto il grande slam (da quattro punti) del sorpasso a Minneapolis, terza vittoria di Cleveland su quattro partite contro i Twins nel weekend lungo. Martedì Boston ha risposto con un 7-6 in una partita vivacissima. Intanto, Chris Sale ha ottenuto lo strikeout (eliminazione del battitore al piatto) numero 2000 della sua carriera, e lo ha fatto in 1626 inning, record MLB di tutti i tempi, superando Pedro Martinez, che nel 2002, anch’egli con i Red Sox, ce ne aveva messi 1711,1; Rafael Devers, il terza base, ha chiuso con sei battute valide su sei turni di battuta, di cui quattro doppi, e nessuno nella storia del baseball aveva mai avuto almeno sei valide e quattro doppi in una partita; in più, ha portato a 197 (19 in più del secondo, DJ Lemahieu degli Yankees) il numero di battute valide con una velocità di uscita della palla di almeno 152 chilometri l’ora. Come se non bastassero questi dai individuali, Boston è riuscita a vincere, tenendo ragionevole una peraltro bassa speranza di playoff, con un fuoricampo di Jackie Bradley Jr nella parte alta del 10° inning, dopo avere subito una rimonta proprio come 24 ore prima. Stavolta però i Red Sox hanno tenuto duro, in modo inedito: per chiudere la partita, insomma per ottenere la salvezza, il manager Alex Cora si è affidato ad Andrew Cashner, chiamato per la prima volta a gestire una situazione al 9° inning, pochi giorni dopo essere stato trasferito dalla rotazione dei lanciatori partenti al bullpen, ovvero il gruppo di quelli che entrano a partita in corso. Mentre a Cleveland gli Indians perdevano così, a Milwaukee Marwin Gonzalez sparava un pepitone da tre punti nella parte alta dell’8° inning e dava ai Twins la vittoria. A lanciare Josh Hader, che ha ora concesso più fuori campo che in tutta la scorsa stagione, ed è diventato un elemento critico per i Brewers, che hanno totale bisogno di lui.

FENOMENO. Forse sì, forse no. È il dubbio che avvolge Nathan Patterson, 23 anni, che pochi giorni fa ha firmato un contratto con gli Oakland A’s come lanciatore. Patterson è diventato popolarissimo nei social media per la storia che gli gira intorno. A metà luglio, infatti, il ragazzo era con il fratello a una partita dei Colorado Rockies quando, per occupare il tempo durante una sospensione per pioggia, ha deciso di fare alcuni lanci nell’apposita struttura di prova per tifosi in quella che viene comunemente chiamata Fan Zone. Il radar che registra la velocità dei lanci ha mostrato l’impressionante dato di 94 miglia (150 chilometri all’ora) e Patterson improvvisamente è diventato una celebrità, tanto da ricevere attenzioni da agenti, sceglierne uno e appunto firmare presto per Oakland, dove ora cercherà di costruirsi poco alla volta una carriera, senza certezze: il ‘poco alla volta’ vale per tutti, figuriamoci per uno che non giocava da otto anni e che prima di una crescita strutturale era un modesto seconda base. «È un terno al lotto, ma lo è anche per chiunque noi scegliamo nel draft» ha del resto detto il responsabile degli osservatori degli A’s, Eric Kubota. Patterson, colpito da improvvisa fama che lo fa addirittura indicare per strada da sconosciuti, ha cercato di sminuire i fatti per non far sembrare troppo romantica la sua storia: già a Nashville, a maggio, aveva fatto il giochino dei lanci e aveva avuto ottimi risultati, e dopo il bis a Denver aveva caricato su una app del settore le immagini, che a loro volta erano state condivise da un popolare profilo Instagram. E già a gennaio Patterson aveva pubblicato sul proprio account una serie di immagini in cui elencava le proprie statistiche e dichiarava di essere in regola per la scelta nel draft del 2019. Insomma, non proprio spuntato dal nulla, ma emerso in modo davvero particolare. Ne riparliamo tra un paio di anni almeno, perché per i lanciatori, specialmente poco esperti, funziona così.

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